Le fragilità nei bambini dopo il lockdown

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Le fragilità nei bambini dopo il lockdown

I ben noti fatti accaduti di recente, la minaccia del virus, la pandemia, il lockdown che ci ha visto perdere molte delle libertà che davamo per scontate, sono enormi fattori di stress che tutte le famiglie si sono trovate ad affrontare.
I bambini hanno avuto e continuano ad avere notevoli limitazioni, e molto spesso le loro fragilità sono emerse come grossi macigni difficili da superare.
L’attività del terapeuta, notevolmente complessa in un periodo come questo, diventa molto importante perché deve accompagnare il bambino al superamento del proprio disagio che inevitabilmente si è creato.

Naturalmente l’aspetto più professionale è estremamente variegato e non può essere affrontato in poche righe, vorrei soffermarmi però sulla verbalizzazione e sull’esternazione delle proprie emozioni, che si rivela sempre un punto fermo nella gestione del disagio infantile.

Ci sono molti modi per aiutare un bambino ad esternare le proprie sensazioni, la verbalizzazione è solo uno di essi. Molto importante è ad esempio il disegno, che rappresenta uno strumento importantissimo in quanto direttamente connesso con lo stato piú intimo, quasi inconscio, della psiche di adulti e
bambini.
Una cosa interessante che ho potuto constatare a questo proposito, è che noto sempre più spesso disegni da parte di bambini, in cui vi siano rappresentate delle figure umane con mascherina, è un segno che questo strumento di protezione è ormai insito nella rappresentazione della realtà da parte dei bambini, ed è anche interessante notare come vi sia una potente associazione tra la mascherina e ció che turba la loro tranquillità.
Sebbene infatti i bambini siano estremamente elastici ed in grado di adattarsi al cambiamento, notiamo come la mascherina sia di fatto un ostacolo tra loro ed il mondo esterno e concetti come il “sentirsi in gabbia” oppure “con la bocca tappata” diventino estremamente attuali.
Trattando molto spesso pazienti balbuzienti, ho potuto notare con prepotenza la stessa correlazione tra il disegno di una figura umana con la mascherina con il disagio del loro eloquio. Si assiste infatti ad un’esacerbazione della sintomatologia del disfluente, al quale letteralmente “manca l’aria”; egli infatti per effetto della sua fragilità linguistica, indossando la mascherina tende ad andare in apnea molto più spesso, quasi costantemente.
Nei confronti del balbuziente, il professionista deve quindi lavorare su almeno due fronti, armonizzando l’emissione del flusso dell’aria e liberando il paziente dalle tensioni della parola.

In conclusione, il periodo che stiamo vivendo rappresenta un grosso cambiamento per il bambino, specie se balbuziente, ed è importante che famiglia e terapeuta lo aiutino a superare le proprie insicurezze, cosa non facile, soprattutto in previsione del futuro, e a permettergli di accettare nel miglior modo possibile elementi quali la mascherina, il distanziamento sociale, e gli altri sistemi di protezione coi quali dovremo convivere.

Dott.ssa Dora Siervo

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