Tempo di ascolto... tempo danzato (seconda parte)

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Tempo di ascolto... tempo danzato (seconda parte)

Come abbiamo detto nella prima parte, il tempo in questo periodo ha fatto da sfondo ai nostri pensieri.

“Trova il proprio ritmo solo colui che presta orecchio al suo corpo” dice S. Klein. 

Attraverso la Danzaterapia Clinica è possibile prestare orecchio al proprio corpo, è possibile fare esperienza di un corpo-in-movimento: di un corpo che occupa uno spazio e che si dispiega nella scansione e nella durata del tempo, di un corpo che, per questo, quindi, vive. La Danzaterapia, è dunque un’occasione per sperimentare la relazione tra sé, il proprio corpo e il proprio unico tempo personale in relazione al proprio ed unico tempo dell’Altro e del Mondo Esterno. 

“Il tempo è l’elemento in cui noi esistiamo” scrisse Joice Carol Oates, poi continua: “Noi veniamo trasportati o affoghiamo in esso”. 

In entrambi i casi, in qualche modo, il tempo è come se non abbia niente a che fare con noi. E’ qualcosa che esiste (o non esiste) e noi dobbiamo quindi adeguarci, adattarci? Farci trasportare o affogare?

A dispetto di quello che dice la Oetes, il tempo è qualcosa che possiamo vivere, sentire, fare nostro, ma per farlo dobbiamo porci ascolto.

La Danzaterapia Clinica ci dà proprio questa possibilità, di Essere nel mondo, ci permette di capire il “prezzo del tempo”, così prezioso, e non ci fa mai dimenticare di vivere i nostri pensieri con la partecipazione attiva del corpo

Ed è proprio lì, nel nostro corpo danzante, che possiamo prestare orecchio al nostro tempo, al nostro ritmo e dargli ascolto. Anche quando fuori tutto scorre, possiamo rimanere a contatto con il nostro tempo, rimanere consapevoli che anche dentro di noi tutto scorre.

Per “riprendere il ritmo”, possiamo allora RI-partire proprio da noi.

Simona Vecchio

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