Il potere delle attribuzioni negative sui bambini

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Il potere delle attribuzioni negative sui bambini

Estate 2019. Una mamma si avvicina alla piscinetta dove gioca la mia bimba, ben più piccina della sua, e dice alla sua piccola:

Guarda che brava quella bimba. Tu, no! Tu sei cattiva”

La bimba, stretta tra le braccia della sua mamma, in quell’istante tranquilla ed attentissima alle sue  parole, da quel momento  inizia a mettere in atto  una buona dose di capricci. Come darle torto? Alla fine lei è proprio “una bimba cattiva!”. 

Un semplice episodio serve però ad introdurre un tema importantissimo: l’utilizzo di un linguaggio privo di attribuzioni negative con i propri figli. 

Molto frequentemente si utilizzano frasi come “non si fa! Ma sei stupido?”, “stupida!” oppure “monella”. 

Questi messaggi passano al bambino come delle attribuzioni estremamente negative che non descrivo il suo comportamento ma la sua persona. Pertanto, è molto facile che il bambino si descriva come “stupido”, “monello” o “cattivo” e si comporti come tale. 

In quest’ottica quindi non si deve mai dimenticare che per un bambino le parole degli adulti che si prendono cura di lui, e specialmente dei genitori, sono le più importanti e quelle dotate di assoluta verità. Quindi, se la mamma mi dice “cattivo” io lo sono e come tale mi comporto. Se la maestra mi dice “sei sempre il solito monello. Fai sempre casino” farò mia quell’immagine di me all’interno del gruppo classe e tenderò a confermare questa visione.

Un bambino che sperimenta adulti svalutanti potrebbe sviluppare uno scarso senso di autoefficacia, una bassa autostima, una scarsa capacità di problem solving proprio perché incapace di sperimentarsi in un contesto supportivo è incoraggiante.

Quale soluzione? 

La strategia migliore risulta essere quella di descrivere il comportamento, non il bambino. 

Proviamo quindi a cambiare “sei stupida!” In “questa cosa che hai fatto mi sembra proprio una stupidaggine”, “solitamente sei bravissima, come mai ti stai comportando così?”. 

Teniamo sempre a mente che lo stesso concetto può essere espresso in un’ottica positiva in modo da stimolare nel bambino la creazione di un concetto di sè positivo.

Interroghiamoci sempre sul comportamento nei nostri piccoli e chiediamoci che funzione ha in quel momento e, soprattutto, se la situazione che stiamo facendo vivere al nostro bambino è adattata alla sua età e quindi sostenibile per lui con un comportamento adeguato. 

Ricordiamoci che ai bambini va spiegato con semplici parole il motivo alla base di un comportamento negativo. I piccoli vanno incoraggiati ad avere un comportamento positivo e se sono i genitori per primi a non credere che loro possano comportarsi bene perché loro dovrebbero provarci? 

E quindi chiediamoci cosa avrebbe fatto la bimba della spiaggia se la mamma le avesse detto “guarda che brava quella bimba. Dopo ti va se proviamo a farlo insieme? Sono sicura che sarai bravissima!”

Dott.ssa Cristina Cavalli

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