"La febbre ad Animalandia", una favola per spiegare ai bambini il fenomeno del Coronavirus

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"La febbre ad Animalandia", una favola per spiegare ai bambini il fenomeno del Coronavirus

Di seguito una favola inventata e scritta da una collega psicologa per spiegare ai bambini il fenomeno del Coronavirus.

La febbre ad Animalandia

Quella di Animalandia era una fattoria molto tranquilla, una fattoria come tante altre. Ci vivevano una decina di mucche con i loro vitellini, un paio di tori, due coppie di maiali con i loro maialini, cinque cavalli, tre galli ed un’altra decina di galline. I diversi animali vivevano andando tutto sommato d’accordo gli uni con gli altri. Certo, ogni tanto qualche screzio si creava, ad esempio poteva capitare che le mucche, che pascolavano vicino al recinto dei maiali, si lamentassero del cattivo odore dei loro vicini, oppure che i cavalli mal sopportassero le sveglie date puntualmente all’alba dai galli… normali discussioni da fattoria insomma.

Un giorno gli animali si accorsero che il fattore, un bel testa dura che però non gli aveva mai fatto mancare nulla, era un po’ più indaffarato del solito. Spostava recinzioni, ammassava balle di fieno togliendone di qui e mettendone di nuove di là… sembrava che si stesse preparando ad accogliere qualche nuovo animale e gli animali di Animalandia iniziarono a domandarsi di che specie mai potesse trattarsi.

“Ma noi stiamo così bene come siamo, perché mai c’è bisogno che arrivi qualche altro animale? E da chissà dove poi? Io non mi fido mica” borbottava Oinky, uno dei maiali.

“Oh sì hai ben ragione, chissà da dove arriveranno e che abitudini strane avranno… ho sentito da mio cugino che sta nella fattoria di Solegiallo che una volta da loro sono arrivati dei lama e gli hanno dimezzato le loro razioni di cibo!”.

“Ma che idiozie… non sta arrivando nessun nuovo animale, è solo il fattore che fa le pulizie e sistema la fattoria” sosteneva Muma, una delle mucche.

Dopo una settimana in cui il fattore sembrava effettivamente occupato in ferventi preparativi, ad Animalandia arrivò un camioncino che trasportava 5 nuovi animali: si trattava di 5 asinelli.

“Oh no, proprio degli asini dovevano arrivarci? Ma che sfortuna!” si lamentava Gina, una delle galline. “Perché dici così Gina?” le domandarono le compagne. “Ma non lo sapete? Gli asini portano sempre rogne! Mia cognata della fattoria di Azzurrocielo me lo ripete sempre, da quando sono arrivati gli asini da loro non c’è più un minuto di pace!”. “Oh oh, che sfortuna davvero” concordarono le sue amiche.

Il fattore sistemò gli asinelli nel nuovo recinto che aveva montato, poco distante dalle stalle dei cavalli. “Ih-Oh buongiorno” disse uno degli asini rivolgendosi alle stalle. Per tutta risposta i cavalli si ritirarono all’interno con un nitrito. Non proprio un benvenuto amichevole diciamo.

Il peggio però non era ancora arrivato. All’indomani del loro arrivo infatti, ad uno degli asini venne la febbre. Il fattore chiamò immediatamente il veterinario per curare l’asinello febbricitante, nel frattempo però, dato che gli asini stavano nello stesso recinto e mangiavano il fieno tutti insieme, anche tre degli altri asinelli furono colpiti dalla febbre.

“Ecco! Lo avevo detto io che portavano solo rogne gli asini! Adesso ci ammaleremo tutti!” disse la gallina Gina non appena le arrivò la notizia.

“Etciù” disse per tutta risposta la sua amica “credo di non sentirmi troppo bene neanche io!”.

Una fattoria è un piccolo mondo, le balle di fieno vengono smistate tra i vari animali, i secchi con l’acqua per i cavalli a volte vengono utilizzati anche dagli asini… per quanto il fattore sia attento, sa bene che se capita che qualche animale si prende la febbre questa possa trasmettersi anche agli altri.

Piuttosto rapidamente tutti i gruppi di animali della fattoria ebbero infatti tra loro qualcuno che starnutiva, col naso colante e la febbre.

Gli animali di Animalandia si divisero allora in due fronti opposti. Alcuni iniziarono a esprimere pareri molto duri – beh, ancora più duri di prima – rivolti ai nuovi arrivati in fattoria, come la nostra gallina Gilda: “Io lo avevo detto! Questi asini rognosi ci stanno rovinando! La metà di noi non riesce più a fare uova! Bisogna espellerli dalla fattoria e non farli tornare mai più!”.

Altri invece sembravano non credere al diffondersi della febbre, come la mucca Muma: “ma che febbre e febbre, tra noi mucche c’è solo la Rosa che ha un pochino il naso colante, non diciamo sciocchezze, io continuo a bere l’acqua dallo stesso secchio senza alcun timore… e smettila con quel tuo baccano Gilda! Mi guasti il latte!”

Tuttavia, senza considerare né l’allarmismo di Gilda né il menefreghismo di Muma, il fattore, pur con la sua testa dura, si rese presto conto che era necessario prendere dei provvedimenti perché la rapida diffusione della febbre in fattoria stava effettivamente riducendo la produzione di uova, ma anche di latte, e mettendo a rischio la salute di tutti gli animali. Si andò quindi a consultare con il veterinario e con altri fattori di fattorie vicine che avevano avuto problematiche simili. Quell’anno in effetti pareva che la febbre che colpiva ciclicamente gli animali era ben più forte e virulenta del solito.

Tornato dalle sue consultazioni rientrò ad Animalandia ben deciso a mettere in atto una serie di provvedimenti che avrebbero dovuto arginare i rischi di nuovi contagi: ordinò agli animali di restare a una distanza di 3 metri l’uno dall’altro, diede ad ognuno un proprio secchio dell’acqua e, a coloro che pascolavano, chiese di limitare i propri spostamenti brucanti fino a quando le febbri di tutti fossero passate. Tre regole insomma, anche piuttosto semplici da seguire, per quanto un po’ interferenti con le normali abitudini degli animali.

Gli animali di Animalandia però non reagirono come il fattore aveva sperato.

Quelli che erano “schierati” con Gilda la gallina seguirono sì le regole date dal fattore, ma erano anche convinti che queste non sarebbero assolutamente state sufficienti. Si diedero quindi una lunghissima serie di altre regole inventate da loro. Tra queste ad esempio decisero che non bisognava più scambiare alcuna parola tra un animale e l’altro ma comunicare solo a gesti, oppure che per ogni gruppo di animale bisognasse fare dei turni per supervisionare il territorio lanciando allarmi al fattore non appena si intravedesse un potenziale pericolo di trasmissione di febbre.

Gli animali che invece si erano “schierati” con la mucca Muma, determinati a non credere che la febbre potesse diffondersi più di tanto e che ciò potesse creare scompiglio in fattoria, ignorarono completamente le tre indicazioni date dal fattore.

Ognuno insomma faceva di testa sua e non si capiva più un bel niente. Ciascuno puntava le proprie zampe su qualcun altro, additandolo, o forse bisognerebbe dire azzampandolo, come responsabile di quella situazione di estrema confusione.

Nel frattempo le paure del fattore diventavano sempre più reali: la produzione di latte e uova era calata drasticamente e gli animali si ammalavano sempre più spesso. Iniziò a temere seriamente di dover chiudere la fattoria. In quel caos, si diceva, era impossibile lavorare!

Chi si era tenuto fino ad allora alla larga dai due principali schieramenti erano i due tori, Tau e Rero. Tau, preoccupato dalla situazione e avendo percepito i timori del fattore, decise di convocare gli animali – quelli rimasti ancora non febbricitanti – a un’assemblea, diffondendola con un megafono per dar modo anche agli ammalati di essere partecipi e posizionando ovviamente i presenti alle distanze di sicurezza indicate… difficilmente gli animali di Animalandia osavano opporsi a Tau, data la sua imponente stazza.

“Cari amici, questa febbre ci sta mettendo a dura prova, ma forse non vi rendete conto che quello che ci sta mettendo ancor più alla prova siamo proprio noi e i nostri stupidi schieramenti! Litighiamo in continuazione: voi galline non riuscite più a fare uova, voi mucche siete talmente intente a fingere che tutto vada come al solito che non vi siete accorte che non vi esce quasi più latte, voi cavalli vi rifiutate di mangiare il fieno che vi porta il fattore e state dimagrendo a vista d’occhio… non possiamo andare avanti così!”

“Ma che ne sai tu Tau, noi siamo a stretto contatto con gli asini, siamo preoccupati!” gridò il cavallo Crino.

“Eh che esagerazione Tau, non venire a farci la ramanzina che abbiamo già il fattore per quello!” disse risentito il maiale Oinky.

“Non si tratta di ramanzine, si tratta di noi” spiegò pacatamente Tau, “siamo una fattoria, per funzionare dobbiamo funzionare insieme, asini, mucche, maiali, siamo tutti animali! Per mangiare abbiamo bisogno gli uni degli altri, di seguire quello che il veterinario dice di fare, di fidarci, siamo animali ma non siamo bestie e invece qui tra noi abbiamo dato spazio alla bestia peggiore di tutte, la paura, che ci sta facendo ben più danno di qualsiasi febbre impedendoci di funzionare insieme”.

Gli animali si ammutolirono, si sa, alla parola bestie gli animali, tutti, diventano solitamente molto sensibili.

Il giorno dopo il fattore trovò gli animali stranamente mansueti, riuscì a separare chi era febbricitante da chi non lo era, come il veterinario gli aveva appena consigliato, e a dare a ognuno quel che riteneva avesse bisogno.

Quella brutta bestia della paura evidentemente non era sparita da Animalandia, è una bestia sempre pronta ad annidarsi in ognuno di noi, uomo o animale che sia, le parole di Tau però sembravano averla domata, gli animali tornarono a comportarsi da animali, il fattore tornò ad essere ascoltato come ogni fattore e la febbre finì il suo corso di febbre. La fattoria di Animalandia restò la fattoria di Animalandia, con i suoi cavalli, i suoi tori, le sue mucche ed i loro agnelli, le galline ed i galli, i maiali e i loro piccoli ed ovviamente i suoi asinelli.

Federica Solomon

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