Due parole sulla felicità

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Due parole sulla felicità

Ogni tanto sento parlare della felicità come se si trattasse di una meta, qualcosa di lontano o nascosto, qualcosa da scovare e da raggiungere. Mi hanno sempre insegnato che nulla è gratis e che le cose belle bisogna sudarsele. Questo è un modo di pensare che tutto sommato funziona bene in molti ambiti della vita. Se ambisci a ottenere il ruolo di direttore d’azienda, probabilmente un minimo di gavetta dovrai pur fartela e allo stesso modo, se aspiri ad avere un corpo tonico e sodo, ti toccherà fare un po’ di attività fisica e modificare le tue abitudini alimentari. Insomma, questo discorso del faticare per ottenere un buon risultato mi sembra che si possa applicare a tantissimi ambiti della nostra vita, ma siamo sicuri che valga anche per la felicità?

Ho l’impressione che la nostra società sia talvolta troppo ossessionata dal “fare”. Non riusciamo a sopportare più di venti secondi senza concretamente fare qualcosa. Appena sento un leggerissimo senso di noia o mi rendo conto che non sto compiendo volontariamente nessuna azione, OPLA’! Tiro subito fuori lo smartphone dalla tasca e faccio… qualsiasi cosa.
Siamo onesti, questo accadeva anche prima della comparsa degli smartphone. In fin dei conti, in metro, sugli autobus e in coda si è sempre cercato di “ammazzare il tempo” in qualche maniera. Ricordi i lettori mp3? E i lettori CD? E il Game-Boy, i mangiacassette, i giornali e i libri?

Nella sala d’attesa del mio dentista chiunque, maschio o femmina, altolocato o umile, pur di non restare inerte e incrociare lo sguardo degli altri, alla fine si riduceva a leggere Novella 2000 o Gente. Ammetto che lo facevo anch’io! E tutto per colpa dell’assistente del mio dentista che da grande appassionata di quelle riviste ci tappezzava il tavolino.

Questo mantenerci sempre indaffarati, credo che influenzi anche i modi con cui ci esprimiamo e così, la felicità “si cerca”, “si rincorre” o “si raggiunge”. Insomma, pare che anche per essere felici sia necessario fare e infatti molti credono che si debba trovare il lavoro giusto, conquistare il partner giusto, comprare una casa giusta, fare dei figli giusti e… e a questo punto il marketing fa il resto. Sono dei geni del male quelli che si occupano di marketing! Grazie a loro per essere felici dobbiamo anche comprarci uno smartphone molto performante, l’acqua di Gio… Giorgio Armani, il SUV…

  • Ma che ci dovrei fare con un’auto così grande?!
  • Nulla, però mi piace!

Io non sono così sicuro che per essere felici sia necessario possedere cose. Gesù, Buddha o Gandhi non è che avessero chissà quante ricchezze materiali. Pensando a loro, mi verrebbe anzi da dire che forse una persona è tanto più felice, quanto meno si affanna per accumulare ricchezza. Jim Carrey in un’intervista disse:

Credo che ognuno dovrebbe poter diventare ricco e famoso e fare tutto quello che ha sempre sognato, cosicché possa vedere che non è quella la risposta.

Sia chiaro, io sono contentissimo quando ogni tanto mi compro qualcosa, lo scarto e lo inauguro, ma quella è un’altra cosa! È gioia. È un momento.

Ci siamo convinti del fatto che la felicità sia un’emozione e che quindi gioia, allegria e felicità siano tutte la stessa cosa, tant’è che se ti chiedo quale emoticon rappresenti meglio la felicità, probabilmente mi risponderai che è quella che ride e non, ad esempio, la faccina neutra. Ma possiamo essere felici mentre siamo tristi, arrabbiati o sorpresi per qualcosa?

Io credo proprio di sì. La felicità è più un’attitudine che una meta; è più uno stato d’animo che un’emozione e assomiglia molto più alla pace, alla tranquillità e al silenzio piuttosto che all’euforia e al divertimento. La felicità non ha a che fare con una vita priva di problemi. Tutti hanno e avranno sempre dei problemi, il segreto sta in come li affrontiamo.

Ad alcuni tutto questo discorso suonerà come qualcosa di già sentito, ma secondo me non fa mai male rinfrescarselo ogni tanto.

È bene ricordarsi che, se rimango bloccato in coda con l’auto, prendermela con gli altri automobilisti non renderà il traffico più scorrevole. Certo, nemmeno mettere quella playlist a palla e cantare come un deficiente mi farà arrivare prima, ma credo che sia proprio lì che c’è nascosto un pezzettino di felicità. La felicità è una scelta fatta giorno dopo giorno, non l’attesa delle condizioni ideali.

Dott. Enrico Garro

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