Psicologia sociale mon amour: il conflitto tra gruppi

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Psicologia sociale mon amour: il conflitto tra gruppi

Il paradigma dei gruppi minimi

Ecco un altro maestro della psicologia sociale ovvero un altro brillante esperiemento per mettere a fuoco ciò che genera il conflitto tra gruppi: Tajfel ed il paradigma dei gruppi minimi.

Breve incipit

Le esperienze personali ci guidano sempre

Henry Tajfel è stato un grande maestro della psicologia sociale: egli ebbe una vita a dir poco drammatica che lo spinse a specializzarsi nello studio di tematiche riguardanti il conflitto.

Nato in Polonia in una famiglia di origine ebraica, si trovava in Francia allo scoppio del secondo conflitto mondiale. Decise di arroluarsi e sopravvisse ai campi di prigionia. Una volta tornato in libertà alla fine della guerra scoprì che alla sua famiglia non era toccata la stessa sorte.

Emigrò in Inghilterra e cominciò ad intraprendere studi di matrice psicologica dedicandosi all’analisi del pregiudizio, del conflitto tra gruppi ed ai temi legati all’appartenenza alle categorie sociali.

Perchè parlare di Tajfel? 

Forse perchè mi ha sempre affascinato la storia di questa grande mente e di quanto le vicessitudini patite durante la sua vita lo abbiano influenzato negli studi accademici intrapresi. Infondo per me è lo stesso, ciò che mi ha guidato a scrivere queste considerazioni è la mia esperienza personale.

Provengo da un paese della periferia di Milano all’interno del quale convivono numerose etnie diverse. 

Tajfel è stato colui che ha concepito il paradigma dei gruppi minimi.

Di cosa si tratta?

Si tratta di una situazione sperimentale che ha dimostrato quanto l’appartenenza ad un gruppo possa portare al fovoritismo per l’in-group, anche in assenza di identità sociale ma solo per il semplice fatto di percepirsi parte di un gruppo, infatti nei suoi esperimenti i soggetti non interagivano direttamente tra di loro. 

Kandiskij o Klee?

Il sistema di assegnazione del denaro si basava su delle matrici che vincolavano il premio dato a una persona a quello data all’altra, in modo da offrire ai soggetti quattro diverse strategie:

Tajfel predispose un impianto di ricerca del tutto particolare: ai partecipanti venivano mostrate riproduzioni di quadri di Klee o Kandiskij e si chiedeva di indicare quale di questi preferissero. La scelta del quadro era in seguito utilizzata per costruire i gruppi della seconda fase dell’esperimento in cui ai soggetti veniva chiesto di premiare, assegnando piccole somme di denaro, altri due partecipanti presentati volutamente in modo asettico e impersonale (ad esempio, membro 49 del gruppo Klee oppure membro 34 del gruppo Kandiskij) che essi non vedevano direttamente e dei quali sapevano solamente quale pittore avevano maggiormente apprezzato.

  1. massimo profitto comune;
  2. massimo profitto a favore dei membri del proprio gruppo;
  3. massima differenza a favore del gruppo di appartenenza;
  4. imparzialità delle scelte.

Tajfel notò che i partecipanti dimostravano una particolare predilezione nei confronti dei membri dell’in-group nonostante i soggetti non ottenessero alcun beneficio personale premiando maggiormente il membro del proprio gruppo a scapito di quello dell’outgroup e nonostante la suddivisione si basasse su una dimensione priva di valore effettivo.

È sufficiente che un outgroup sia evocato sulla scena perchè si determini una discriminazione netta tra i gruppi.

Il lavoro di Tajfel è stato fondamentale per porre le basi per la teoria dell’identità sociale.

Questo esperimento ci dimostra quanto il conflitto tra gruppi spesso possa coinvolgere delle dimensioni

Questo esperimento di Tajfel dimostra quanto le dimensioni coinvolte nella genesi di un conflitto possano essere labili e di come la sola appartenenza ad un determinato gruppo possa portare ad una contrapposizione vera e propria.

È importante comprendere la lezione di Tajfel in un periodo complesso come quello che stiamo vivendo, in cui i temi di integrazione, accoglienza, convivenza sono affrontati quotidianamente.

È importante comprendere come talvolta sia sufficiente evocare una categoria sociale per contrapporvisi e di conseguenza quanto sia facile percepire l’altro come soggetto con cui entrare in aperto conflitto. 

Sarebbe importante comprendere ciò che i grandi maestri della psicologia sociale hanno dimostrato, in modo da poter andare oltre le logiche restrittive cui siamo quotidianamente immersi.

Proviamo a fare un passo avanti, cerchiamo di andare più in profondità. Guardiamo agli altri per ciò che sono e non per ciò che perciapiamo o per ciò che pensiamo possano essere.

Claudio Marvulli

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